A EUROPEAN LANGUAGES PROJECT

L’avvio della sperimentazione di The Language Magician in Italia

20. dicembre 2016

In questi giorni è iniziata la sperimentazione di The Language Magician sul territorio italiano. Essa si svolgerà in scuole elementari che appartengono alle province di Siena e Perugia.

La scelta di operare in questi due territori ha diverse motivazioni. Innanzitutto, esse sono le zone dove hanno sede le due Università per Stranieri italiane che aderiscono al progetto (Università per Stranieri di Siena e Università per Stranieri di Perugia, per l’appunto) e che quindi garantiscono una rete di relazioni con le scuole già consolidata nel tempo ed in grado di supportare al meglio gli obiettivi del progetto.

Inoltre, questi territori sono stati scelti perché molto emblematici del panorama delle competenze linguistiche italiane e quindi meglio in grado di riflettere dei dati utili per il nostro progetto. L’Italia, infatti, non è un territorio omogeneo linguisticamente. In esso convivono ancora oggi usi in italiano standard e usi dialettali; non solo nella fascia di popolazione più anziana, ma anche tra i bambini che rappresentano il target del nostro progetto. L’italiano standard, come è noto, nasce dalle parlate tosco-fiorentine ed è riservato prevalentemente nelle situazioni più formali, mentre i vari dialetti sparsi sulla penisola sono delle vere e proprie “altre lingue”(con matrice per lo più latina seppur con esiti diversi rispetto all’italiano) che noi italiani usiamo svariate volte nel corso della nostra giornata (specialmente nelle situazioni più familiari e colloquiali). Ecco allora che l’aver individuato scuole che sono nell’area toscana (quelle di Siena) ci consente di tenere sotto controllo la competenza acquisita in L2 da parte di bambini con una competenza maggiormente orientata verso lo standard; e al contempo, con i dati delle scuole perugine, possiamo arrivare ad evidenziare l’eventuale influenza di una competenza di base dove è presente un dialetto molto diverso dall’italiano standard (in questo caso il dialetto umbro della zona di Perugia) sullo sviluppo di una competenza in una L2.

Infine, l’operare in due territori attigui geograficamente (Siena e Perugia distano poco più di 100 km tra di loro) permette una collaborazione più serrata tra i ricercatori dei due atenei incaricati della sperimentazione e questo ci consentirà di raggiungere risultati migliori per il nostro progetto.

Quanti sono i bambini coinvolti?

La sperimentazione che stiamo realizzando coinvolge circa 400 bambini che stanno frequentando la classe terza del ciclo Elementare, quindi di età compresa tra gli otto e i nove anni, suddivisi all’incirca equamente tra la provincia di Siena e quella di Perugia. Ciascuna delle scuole coinvolte ha messo a disposizione cinque classi con una media di venti bambini per classe. Numeri imponenti che fanno di The Language Magician una tra le più vaste iniziative di sperimentazione didattica realizzate in Italia sui temi dell’apprendimento delle lingue straniere.

Una sperimentazione, per altro, che ha già ottenuto un primo significativo risultato. Siamo riusciti, infatti, ad inserirla tra le attività curricolari delle scuole coinvolte. Un riconoscimento che va letto come un premio la serietà del progetto e dei suoi obiettivi didattici.

Quando si avranno i primi risultati?

La sperimentazione, come detto, è nella sua fase di inizio raccolta dati. Fino adesso sono state individuate le scuole disponibili, è stata ottenuta la disponibilità da parte dei relativi dirigenti scolastici a svolgere la sperimentazione ed infine sono stati avviati i colloqui preliminari con i maestri che saranno coinvolti direttamente con le loro classi. Tutto questo ha richiesto una paziente opera che ha riguardato la descrizione ai responsabili delle scuole coinvolte delle finalità del progetto, delle modalità con le quali saranno raccolti e trattati i risultati e la definizione dell’accordo sui tempi di realizzazione del piloting nelle classi.

I risultati saranno disponibili entro il primo mese del 2017, in tempo per essere presentati e discussi collegialmente durante il meeting di Leipzig.

Che risultati ci attendiamo?

È sempre difficile ipotizzare i risultati di una sperimentazione e in taluni casi, addirittura, controproducente perché si rischia di cercare nei dati solo quello che si ha in mente di trovare. Di conseguenza, l’unica cosa che possiamo fare in questa fase è descrivere brevemente il contesto didattico entro il quale i dati saranno raccolti. Innanzitutto, va detto che la lingua inglese nelle scuole elementari italiane è insegnata per due ore settimanali a partire dalla prima elementare. La materia è insegnata da un docente dedicato con un livello di preparazione specifica, però, in generale non sempre adeguato. I libri di testo utilizzati sono generalmente molto improntati sullo sviluppo della competenza lessicale di base con attività molto ludiformi. Il risultato è che la formazione che i bambini ottengono in lingua straniera, a livello di ciclo di scuola elementare, non è particolarmente alto. Salvo rarissime eccezioni, infatti, essi arrivano a malapena a comprendere pochi lemmi (i colori, i numeri, le formule di saluto, qualche oggetto e poco altro), a produrre qualche semplice frase di uso quotidiano e non si spingono oltre. Le nuove tecnologie, infine, pur facendo parte ormai pienamente della vita extrascolastica dei bambini italiani, restano ancora pochissimo utilizzate a scuola e quasi mai per la didattica dell’inglese.

Come si può notare il quadro di sfondo della nostra indagine rimanda una immagine della didattica delle lingue straniere nel ciclo elementare dove ancora molto resta da fare. Siamo certi che The Language Magician apra una strada importante e che ci auguriamo venga seguita anche da altri.

 

Autore: Prof. Andrea Villarini (coordinatore del team dell’Università per Stranieri di Siena)

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